Copyleft: “Creiamo futuro”

IL PUNTO DI VISTA DI GUNA SULLA PROPRIETA’ INTELLETTUALE DELLE OPERE D’INGEGNO

La regolazione dei diritti di condivisione delle opere d’ingegno di GUNA – che si tratti di produzioni letterarie o, cosa ancor più importante, delle risultanze di studi scientifici e studi clinici di efficacia dei farmaci – è parte integrante della campagna “No Patent” lanciata dall’azienda ad aprile 2009.

Come espresso chiaramente nel manifesto “No Patent”, GUNA Spa intende agevolare con ogni mezzo garantito dalla legge la circolazione del sapere e la condivisione delle idee. Per questo, dal momento dell’avvio di questa campagna di sensibilizzazione e come parte integrante di essa, l’azienda ha deciso di adottare per i diritti in disponibilità della propria divisione GUNA Editore e del proprio settore di ricerca scientifica – la licenza “Creative Commons”, basata sul sistema “copyleft”.

Secondo l’enciclopedia online Wikipedia, l’espressione inglese copyleft, letteralmente “(diritto di) copiatura (esclusiva) abbandonato” , è gioco di parole che trae spunto da “copyright”, letteralmente “diritto (esclusivo) di copiatura”, in cui la seconda parola della parola composta, “right”, è scambiata con “left”. Left è il participio passato del verbo to leave, che significa “lasciare”, “abbandonare”: in questo modo vi è un ulteriore gioco di parole sul rilasciare i diritti invece che riservar(seli). È così individuato un modello “alternativo” di gestione dei diritti d’autore: l’autore e l’editore – in quanto detentori originari dei diritti sull’opera – indicano ai fruitori dell’opera stessa che essa può essere utilizzata, diffusa e spesso anche modificata liberamente, pur nel rispetto di alcune condizioni essenziali. L’espressione “copyleft”, in senso allargato e non strettamente tecnico-giuridico, può anche indicare generalmente il movimento culturale che si è sviluppato sull’onda di questa nuova prassi in risposta all’irrigidirsi del modello tradizionale di copyright.

Il simbolo di copyleft è la classica (C) di copyright ma al contrario:

Il concetto di “copyleft” nacque mentre Richard Stallman stava lavorando ad un programma informatico per la traduzione di testi. La ditta Symbolics chiese di poter utilizzare il programma, e Stallman accettò di fornire loro una versione di pubblico dominio della sua opera. Symbolics estese e migliorò il programma, ma quando Stallman volle accedere ai miglioramenti che Symbolics aveva apportato, Symbolics rifiutò. Così Stallman, nel 1984, iniziò a lavorare per sradicare questo tipo di comportamento, che chiamò “accaparramento del software”. Nell’idea di Stallman, per la prima volta il detentore del copyright poteva, se lo desiderava, assicurare che il massimo numero di diritti si trasferisse in maniera perpetua agli utenti del programma, a prescindere da quali modifiche sarebbero successivamente state apportate dachiunque al programma originale. Ognuno può stabilire le proprie regole di copyleft, ma ne esistono già di internazionalmente “codificate”. GUNA adotta come standard – laddove non diversamente specificato – la “Creative Commons” (siglato “CC”), che prevede la libera circolazione dell’opera rispettando alcune condizioni base (p. es. che chi ne copia una parte non la alteri, non la rimetta in commercio lucrandoci denaro, ecc.).

Il disclaimer che quindi per prassi compare sulle opere GUNA di nuova produzione è il seguente:

“Nota bene: quest’opera è disponibile per chiunque ne abbia interesse in modalità copyleft, sotto licenza “Creative Commons”.  È possibile estrarne copia parziale od integrale gratuitamente e senza alcuna necessità di specifica autorizzazione, a patto di citare sempre la fonte (titolo, autore ed editore). Le copie parziali o totali estratte possono essere integrate ed arricchite in un’ottica di sapere condiviso, ma non devono essere utilizzate per fini di lucro. Successivi rilasci di copie ulteriori del prodotto editoriale rielaborato devono rispettare le condizioni minime stabilite in questo disclaimer”.