Neotopia: il paradigma di cura occidentale è violento?

Il progetto dell’associazione Neotopia per la “non violenza in medicina” fa parte di una visione più ampia, legata all’integrazione della non violenza in tutti saperi e nelle prassi professionali.

Il progetto è stato lanciato nel gennaio 2008, in occasione del sessantesimo anniversario dell’assassinio del Mahatma Gandhi, e comporta diversi filoni di ricerca, uno dei quali coinvolge da vicino la più importante risorsa professionale per GUNA e per tutti i pazienti: i medici.

mahatma-gandhi-hd-wallpapersLa violenza cui si fa riferimento nel progetto Neotopia non è naturalmente solo quella comunemente intesa, cioè l’aggressione fisica intenzionale – tecnicamente conosciuta come violenza “diretta” – bensì quella studiata dal ramo specialistico delle scienze sociali che sono gli studi sulla pace, in particolare dal filone che inizia con Gandhi e vive al giorno d’oggi nel lavoro del sociologo norvegese Johan Galtung.

È evidente che la medicina, in quanto praticata in una società viziata da quella che tecnicamente è nota come “violenza strutturale”, non può essere esente da elementi di violenza.

Il compito che si pone il progetto Neotopia – proseguito di anno in anno fino ad oggi, sempre con il sostegno di GUNA – è quello di individuare tali elementi e successivamente di proporre dei correttivi che possano arrivare in prospettiva a riformare il paradigma di riferimento della professione e dei suoi operatori.

Il progetto è affidato a un gruppo di lavoro multidisciplinare e aperto a contributi provenienti da una molteplicità di fonti.

I principali argomenti di riflessione individuati a questo momento sono i seguenti:

• l’accento pressoché totalmente spostato – nella medicina moderna – sulla cura anziché sulla prevenzione;

• la scarsa attenzione al tema del danno iatrogeno causato dagli effetti avversi dei farmaci e delle terapie;

• le carenze nella formazione dei medici, nella relazione terapeutica e umana con il paziente e i collaboratori, in deontologia e bioetica, nella pratica clinica durante gli studi universitari;

• l’approccio meramente farmacologico nel trattamento delle sindromi psicologiche e psichiatriche;

• la trascuratezza verso gli aspetti del vissuto emotivo e psicologico del sofferente;

• i condizionamenti causati da considerazioni medico-legali o da fattori economici;

• l’esigenza di un’apertura all’integrazione tra medicina convenzionale e MnC;

• la burocratizzazione del tempo degli operatori nelle istituzioni di cura
;

• l’inadeguatezza delle strutture sanitarie nell’accoglienza della sofferenza;

• la disparità di trattamento del paziente tra strutture pubbliche e private;

• le errate aspettative – culturalmente condizionate – dei pazienti;

• l’esigenza di recuperare il senso del “dovere alla salute” da parte del cittadino;

• l’esigenza di ristabilire un rapporto corretto con vulnerabilità e mortalità;

• l’ignoranza e la confusione nel pubblico in materia di salute.

GUNA crede profondamente nel valore di questi percorsi di approfondimento, e proseguirà nel sostegno a questo progetto anche nei prossimi anni.

“Intervista a Due”

 

Curare, curare, ma cos’è la cura?

E soprattutto: chi si cura della salute dei curanti?

I dati sullo stress e sul rischio del burnout per i professionisti della salute sono impressionanti. In un report pubblicato dal British Medical Journal nel Marzo 2012 (Patient safety, satisfaction, and quality of hospital care: cross sectional surveys of nurses and patients in 12 countries in Europe and the United States, BMJ 2012;344:e1717 doi: 10.1136/bmj.e1717) una percentuale impressionante di infermieri si considerava in burnout (dal 10% dell’Olanda al 78% della Grecia, con Inghilterra, Polonia e Irlanda attorno al 40%, Germania, Spagna e Svezia sul 30% e così via).

Mancano i dati per l’Italia, a conferma della sempre minore rilevanza del nostro Paese…

Il tasso di suicidi tra i medici raggiunge tassi da capogiro con studi che variano da 1,41 per i maschi e 2,27 volte quello della popolazione generale (Schernhammer, Coldiz, 2004) a 2,28 a 3,25 volte (Miller, Mc Gowen, 2000).

Nel 1995 uno studio (Samkoff et al.) accertava che il suicidio era la prima causa di morte per i giovani medici (con il 26%).

Ma allora, in che stato sono i curanti? Come il sistema della fusa si “prende cura” di loro? In che condizioni psicofisiche si trovano quando devono fare scelte e prendere decisioni importantissime, vitali per i loro pazienti?

Il sistema della cura, come tutta la società moderna, è vittima della violenza strutturale, cioè quel sistema di regole, sistemi, credenze, organizzazioni e processi che limitano l’espressione completa del potenziale umano.

La cura deve tornare a essere relazione, scambio tra una persona con competenze specifiche e un’altra che di quelle competenze ha bisogno; ma entrambi esseri umani, che come tali si arricchiscono dall’incontro e hanno tempo, risorse e possibilità di dedicare a questo incontro.

La ricerca di Neotopia ha dimostrato che non solo i cittadini/pazienti, ma anche e soprattutto gli operatori del sistema della cura hanno da recriminare su come funziona oggi e su come sono trattati dal sistema.

È tempo di nuove alleanze, di comprensioni più profonde e di un nuovo paradigma – non solo della cura ma anche della vita, peraltro – che riporti la persona al centro.

In questo senso le medicine complementari e integrative, purché siano fatte seriamente e con rigore e non con superficialità nella convinzione – errata – che tanto non possono fare male, hanno molto da insegnare al mondo della cura.

Soprattutto nel senso del “prendersi cura”.

 

La Nonviolenza in Medicina e nelle Pratiche di Cura: la pubblicazione

Con la pubblicazione del volume, disponibile in formato Ebook per la Nuova IPSA Ediotore di Palermo, si conclude il progetto di ricerca sulla Nonviolenza in Medicina sviluppato dall’Associazione Neotopia di Piacenza e sostenuto in buona parte da GUNA Spa.

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Lo studio ha rivelato interessanti aspetti del mondo della cura nella nostra società, oltre ad analizzare il percorso di sviluppo storico che ci ha portati alla situazione odierna, e propone alcune ricette per un cambio di rotta.

Soprattutto si tratta di uno strumento utile per il dibattito tra i professionisti della cura e i decisori del mondo della salute (che prima di tutto è prevenzione primaria, dunque la politica dovrebbe esserne parte in senso molto ampio) per cercare di migliorare realmente le condizioni di vita della popolazione come degli operatori e ridurre, incrementando l’efficacia la spesa sanitaria.

Gli Autori dello studio hanno ceduto i diritti all’Associazione Neotopia che utilizzerà i fondi per ulteriori ricerche nel campo della Nonviolenza.

Con la pubblicazione si conclude la collaborazione di Neotopia con GUNA Spa. L’Associazione ringrazia pubblicamente l’Azienda, nella persona del suo Presidente dott. Alessandro Pizzoccaro, per il sostegno disinteressato e generoso dato in questi anni al progetto.

Ancor più nobile in quanto è stato rispettato fino in fondo il desiderio da parte dell’Associazione di assoluta libertà e indipendenza, il che davvero fa onore a GUNA Spa e può costituire un esempio nel mondo della ricerca finanziata privatamente, non solo nel campo della salute.

Grazie!