Assemblea Teatro: lasciare il cuore in un progetto teatrale


E’ solo la necessità di razionalizzare il limitato budget disponibile che ci ha portato all’amara scelta di “abbandonare” questo bellissimo progetto teatrale: la realizzazione e messa in scena dello spettacolo “Aiutami a non avere paura“, tratta dall’omonimo libro di Cristiana Voglino, un’iniziativa particolarmente importante per la sua valenza sperimentale, che per tre anni abbiamo organizzato in partnership con il Teatro Stabile di Innovazione “Assemblea Teatro“.

Il libro da cui è tratto lo spettacolo nasce da una storia difficile, di dolore. La storia è quotidiana e “normale” per quanto possa apparire straordinaria. Un bambino, un tumore. La vera protagonista è la malattia. Attorno ad essa scorrono tutti i sentimenti, le emozioni e i vissuti che pervadono e invadono la vita di chi vive il dolore sulla propria pelle e di chi ne è spettatore impotente. Ma protagonista è anche il coraggio, un coraggio che si alimenta nella relazione tra madre e figlio, tra genitori e figli, tra bambini malati, tra piccoli pazienti e personale sanitario. La scena non può che svolgersi in un ospedale, tra sale d’attesa e sale operatorie, che non si vogliono assolutamente ricostruire perché la scenografia dello spettacolo è trasparente e invade tutto il palco. Come una rete di rapporti intensissimi, sogni, ricordi, donne e uomini, infermieri e pazienti che sono legati in quella seconda vita che è la malattia di una persona cara.

Lontano dal teatro di narrazione, questa storia ce la raccontano un’attrice, una danzatrice e un pupazzo, coadiuvati dai disegni animati dei bambini stessi e dalle loro voci. Parole non dette ma sospese. Lo spettacolo vuole essere un ulteriore percorso creativo di un’attrice e di una danzatrice, Cristiana Voglino e Antonella Dell’Ara, unite dall’amicizia e dalla passione per un lavoro che le lega da anni. Le musiche sono curate da Luca Morino e fanno parte di questa rete a maglie fitte, fuori da ogni retorica. L’animazione dei disegni, tutti realizzati dai bambini del reparto di Neurochirurgia dell’Ospedale Regina Margherita di Torino e dai piccoli pazienti del servizio di neuropsichiatria dell’Asl TO2, è stata affidata ad Alessandro Ugazio con il compito di dare vita al mondo magico dei bambini. La scenografia di Federica Rosso è composta da due grandi diari che assorbono tutto, immagini e proiezioni dei vissuti e delle emozioni di questa intensa esperienza. Hanno assistito alla regia Angelo Scarafiotti e Luisella Tamietto con la preziosa supervisione di Lino Spadaro.

 

“…Volevo spendere due minuti per raccontarti dello spettacolo che finalmente ho visto! Grazie. Per diverse ragioni, che ora cerco di descrivere.

La sala si è fatta buia…e lo spettacolo è iniziato. In principio, per circa 30 minuti, mi sono sentita quasi aggredita. Non volevo ricevere quelle battute, non volevo ascoltare, non volevo guardare il dolore. Mi avete spaventato, mi avete sconvolto. Si, e io per questo vi ringrazio. Non capivo bene cosa provavo…e ho aspettato a scrivervi perchè ho avuto bisogno di tempo.

Dico tutto questo perchè non è affatto facile riuscire a parlare e a raccontare il dolore a chi “è del mestiere” e che ogni giorno articola parole come “picco”, Tac, RMN, etc

Come persona, mi lascio molto interrogare da ciò che vivo, in rianimazione è così. Ma il dolore di una madre, il dolore della famiglia, nessuno mai me lo ha mostrato. Io a volte lo vedo solo per qualche minuto, nel viso dei familiari che visitano quasi come in processione il proprio caro. Io vedo questo, anche se abbiamo avuto più di un bambino e adolescente per diversi mesi ricoverati da noi, e li è stato molto difficile.

Ma sentir raccontare il dolore, la malattia, direttamente da una bimba…è semplicemente straordinario. Perchè siete riuscite a raccontare con semplicità, armonia, eleganza, ilarità, ironia e magia un mondo terribile. Lo avete reso reale. E sincero, e questa era la mai arrabbiatura iniziale. Eravate sincere, non avete nascosto nè risparmiato al pubblico un attimo di sospiro. lo avete spiegato anche alla fine… è stato come vivere un moto ondoso, un viaggio in barca, un continuo scatenarsi di energia, un gioco di pesi. E io ero quasi a dirmi “No, io non posso reggere queste parole. Basta. E troppo!”. E invece, se lasci che questo ti possa entrare dentro e lo ascolti…ti cambia.

Grazie di cuore per avermi scosso, per avermi svegliato, per avermi regalato un viaggio fondamentale per la mia professione e per aver dato così tanto onore alla vita di mille bimbi, anche a nome di mia madre, della mia capo-sala e colleghe presenti allo spettacolo, e dei miei colleghi pediatri presenti anch’essi in sala con noi.

Un medico dell’Ospedale Policlinico Mangiagalli, Milano