Una medicina per la Neotopia comunicare prima di tutto

Lo studio del gruppo di ricerca da me diretto nell’ambito dell’Associazione Neotopia e sostenuto principalmente da GUNA, ha prodotto risultati interessanti che abbiamo presentato, proprio presso la sede di GUNA, nell’autunno scorso.

Quest’anno i risultati integrali, insieme al background storico culturale sull’evoluzione della medicina fino a oggi e agli elementi essenziali per analizzare la violenza strutturale, sarà pubblicato.

In sintesi, però, ciò che emerge maggiormente dallo studio è la necessità primaria di riportare la relazione tra medico e paziente, più in generale tra terapeuta e paziente, e tra i professionisti medesimi, al centro della cura.

I pazienti si sentono inascoltati, gli operatori sono sopraffatti dallo stress, i diversi professionisti comunicano male tra loro e, soprattutto, la persona che ha bisogno di cura sente i propri spazi decisionali compressi da un sistema chiuso a un unico paradigma, quello della medicina convenzionale occidentale.

A questo la cosiddetta aziendalizzazione e limiti irrazionali alle risorse aggiungono un tasso ulteriore di stress e difficoltà.

Che fare? Certamente ritornare alle relazione come centro della cura, alla personalizzazione massima e alla visione olistica della persona e della sua sofferenza.

Solo così si potrà eliminare dalla medicina e dalle professioni di cura la violenza strutturale che le permea.

Solo così si potranno veramente abbattere i costi, fornendo cure efficaci e lavorando molto sulla prevenzione, cioè sul mantenimento della salute, o sulla rimozione dei fattori patogeni, delle persone.

Tutto questo senza abbandonare criteri deontologici fondamentali quali il rigore scientifico, la qualità della ricerca, la verifica puntuale dell’efficacia terapeutica e degli effetti delle terapie, l’onestà intellettuale e morale che devono essere alla base delle professioni di cura (e non solo di queste, ovviamente).

Del resto, per onorare il principio “primo non nuocere”, un ridisegno del paradigma di riferimento è necessario, perché oggi troppo questo sistema nuoce per primi agli operatori, e poi ai cittadini, sani o malati che siano.

Dal gruppo e dal progetto di ricerca è nato negli ultimi anni un progetto di formazione alla comunicazione, alla relazione e alla trasformazione dei conflitti per i professionisti della cura che, tra l’altro, ha ricevuto straordinaria accoglienza e guadagnato il prestigioso primo premio per impatto della formazione in medicina dal Sistema Sanitario della Regione Toscana nel 2014; la migliore conferma della giustezza delle conclusioni dello studio.

Federico Fioretto, direttore del progetto

Simona Donegani, Sophie Ott, Gisella Rossini, Paolo Roberti di Sarsina, Marina Torsello, membri del gruppo di ricerca