Viaggi della speranza: Europa, religioni e accoglienza

10 giugno 2015, ore 18 Teatro Litta, Milano

Il dramma dei migranti: quale il ruolo delle religioni per l’accoglienza? E’ stata questa la domanda a cui hanno cercato di rispondere i nostri ospiti, uomini e donne di diverse fedi che collaborano sia nei luoghi d’origine che in Italia per un aiuto concreto ai migranti.

 

IMG_3437-minAlghanesh Fessaha, dottoressa milanese di origine eritrea, ha raccontato il lavoro svolto dall’ong “Gandhi”, che opera al confine tra Egitto e Israele per assistere i profughi eritrei: “Fuggono da un Paese che è una prigione a cielo aperto. In particolare i ragazzi temono il servizio militare che dura dai 16 ai 54 anni. Nel deserto del Sinai vengono rapiti da trafficanti senza scrupoli che li torturano per chiedere un riscatto alle famiglie e talvolta li uccidono per il mercato del traffico degli organi. Con la nostra associazione abbiamo liberato centinaia di sequestrati grazie alla collaborazione dello sceicco salafita Awwad Mohamed Ali Hassan. Entrambi partiamo dal nostro credo religioso: cattolica io, mussulmano lui.”

Kheit Abdelhafid, imam della Moschea di Catania e presidente della Comunità Islamica di Sicilia ha portato la testimonianza IMG_3448-mindei musulmani dell’isola. “Nella nostra Moschea sono ospitati profughi siriani e collaboriamo con la Comunità di Sant’Egidio e altre realtà in occasione degli sbarchi. L’accoglienza deve essere chiamata sacra.”

 

Il dibattito è stato accompagnato dalla musica del Maestro Karim Wasfi, direttore dell’Orchestra Sinfonica Nazionale di Baghdad, che recentemente ha suonato sulle macerie prodotte dagli attentati nella sua città, per ribadire come la speranza umana, il desiderio di vita e di bellezza siano più forti della distruzione delle bombe.

 

 

 

 

IMG_3457-minRinaldo Marmara, presidente della Caritas Turchia e membro della Comunità latina di Turchia, ha parlato dell’impegno della Caritas nei campi profughi al confine con la Siria per soccorrere cristiani e musulmani in fuga dai conflitti dell’area mediorientale. “In Turchia sono ospitati 1.800.000 profughi siriani, di cui 350.000 solo a Istanbul.”

Diane Barraud, pastora della Chiesa Evangelica Riformata del Cantone di Vaud e responsabile insieme a un teologo cattolico del Point d’Appui di Losanna, ha affrontato il tema dell’accoglienza dal punto di vista non più del primo approdo, ma della meta desiderata da tanti profughi. “In base all’accordo europeo di Dublino – ha spiegato – i profughi giunti in Svizzera e in altri paesi del Nord Europa ricevono l’ordine di espulsione e devono tornare in Italia, il primo paese in cui sono stati fotosegnalati. Quest’accordo va rivisto”.

 

All’incontro è intervenuto anche Pierfrancesco Majorino, assessore alle Politiche Sociali del Comune di Milano, città che ha accolto nei propri dormitori 64.000 profughi siriani e eritrei negli ultimi 20 mesi.

“Uomini di fede diverse – ha detto Giorgio Del Zanna, presidente della Comunità di Sant’Egidio di Milano – ci hanno spiegato come affrontare insieme le sofferenze dei profughi in fuga dalla guerra e dalla dittatura è una via del dialogo interreligioso. Affratellarsi all’altro, è la grande lezione del cardinal Martini”.