Women empowerment and capacity building in psychology

LostFile_JPG_3094947Come sappiamo bene in Afghanistan ci sono stati trent’anni di Guerra: cosa è successo alle persone? Che cosa è cambiato in loro? Che cosa si portano addosso? In genere, quando si parla di violenza sulle donne, si tiene poco conto che anche gli uomini sono vittime di violenze, vittime e a seguito carnefici. La popolazione ha sviluppato un clima di paura collettivo basato su esperienze de tutto straordinarie – in senso totalmente negativo – che essi hanno vissuto: si sono visti cadere bombe davanti agli occhi, hanno visto saltare in aria persone a volte di famiglia, sprizzare pezzi di carne sul suolo, uomini decapitati e appesi a testa in giù, sparatorie inaspettate nei mercati, granate volare mentre la gente era in festa e subito violenze psicologiche dai gruppi di potere politico, dai talebani ai capi villaggi, o da componenti influenti della famiglia di origine.

DSC_0823-1024x682In collaborazione con l’Università di Herat, in particolare con il Dipartimento di Psicologia – che esiste da solo 5 anni – il team coordinato da Alberto Pennella, fondatore del Body-Emotional Mindfulness Project(BEM), ha avviato grazie al sostegno di GUNA – un corso di Regolazione delle emozioni e delle dinamiche del cervello “BEM” e un Corso di Counseling per studenti, neolaureati e insegnanti di Psicologia, 95% donne. Il corso permette ai partecipanti di orientarsi nel mondo della terapia e cominciare da subito a inserirsi in tutti i settori della società Afghana che necessitano di queste competenze e nei vari meccanismi di diffusione sociale (orfanotrofi, ONG locali, shelter per donne, radio, televisione, giornali…). Il corso è inserito all’interno del progetto più ampio “Sanga Saboor”, che prevede la Creazione di un centro di counseling che si occuperà di Corsi per Professionisti del settore e di settori IMG_8015-e1441620708823-682x1024-minlaterali (come infermiere, insegnanti, operatori sociali etc.) e di studio su come diffondere nella società una comprensione maggiore delle dinamiche interiori, di un corso universitario specifico, dell’insegnamento del counseling di gruppo tanto necessario per le terapie famigliari, di trauma healing, e naturalmente di counseling individuale, già avviato in maniera embrionale all’interno dell Università di Herat. La nostra Azienda non solo crede nel concetto di “prendersi cura” del disagio degli esseri umani , ancorché lontani, va vede in questo progetto un potenziale “incubatore di buone prassi” utile per trarre spunti per il lavoro sulla Non Violenza in azienda che Guna promuove tra i propri dipendenti da anni

 

 

 

“Giornata Non Violenza 2014, intervista Alberto Pennella”

 

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Mindfulness e Psicoterapia…in zone di guerra! Afghanistan (2015)

Lettera da Kabul agli amici di GUNA

Tornare ad Herat è stata una grande sorpresa per me. Rincontrare gli studenti che hanno sviluppato tantissime cose del lavoro fatto insieme, il dipartimento di psicologia che ha siglato un contratto proprio nei giorni in cui ero li, per aprire un nuovo dipartimento e un grande centro di counseling all’interno dell’Università, Facoltà di Educazione, Dipartimento di Psicologia… tutto ciò mi ha fatto sentire orgoglioso del lavoro sviluppato.

Mi ricordo i primi giorni di quasi due anni fa quando dopo i corsi facevo counseling nel giardino della facoltà e molti mi guardavano con curiosità, ero “strano”, le mie attività erano incomprensibili, anche per i professori del Dipartimento. Poi ho aperto il primo centro di counseling dentro la facoltà di educazione, con centinaia di richieste, che per il 90% erano da parte di donne. Molti gli studenti e professori allibiti. Poi però hanno preso ispirazione e si sono spinti a cercare risorse per farlo loro, per creare corsi come quelli inizialmente proposti da me, per aprire un centro di counselling stabile e aiutare altri studenti. Questo era l’obiettivo, e ci siamo riusciti. Grazie a GUNA.

Mi sento di aver completato una missione, un operazione lunga, con moltissime difficoltà, due anni intensi e con tanti capelli bianchi in più, ma anche molta consapevolezza, ed esperienza, come si suol dire, da vendere. Mi godo questi ultimi giorni, che spero siano privi di brutte novità sul fronte del terrorismo, in questo Paese dove la sveglia può essere fatta dalla pressione di tonnellate di tritolo.

Soddisfazione; è la parola che contraddistingue il mio sentimento attuale. Riuscire a fare qualcosa di così grande, con pochissime risorse, è un esperienza che mai prima d’ora, mi era capitata nella vita. Grazie a tutti quelli che in un modo o nell’altro, hanno partecipato; è stata la forza del gruppo che ha permesso questo.

E Grazie soprattutto al Presidente di GUNA, Alessandro Pizzoccaro, che ha creduto subito in questo progetto, e grande anche a tutto il gruppo di lavoro che si occupa del Corporate Social Responsability in GUNA.

Un saluto dall’Afghanistan
Alberto Pennella

NB: nelle pagine seguenti, troverete una sintesi delle attività alle quali abbiamo contribuito in Afghanistan, oltre al risultato straordinario di aver creato le basi per sviluppare autonomamente all’interno dell’Università di Herat, nel dipartimento di Psicologia, un nuovo centro di Counseling e un nuovo corso di 4 anni di studi sul Counseling.

 

 

High-School-of-herat-1024x362Un Corso sulle Emozioni e sui condizionamenti emotivi e sui condizionamenti emotivi in una scuola superiori.

 

 

 

 

IMG_8015-e1441620708823-682x1024-min– Organizzato una Conferenza Pubblica contra lo violenza sulle donne con oltre 15 Professoresse e studentesse come speaker.

 

 

 

 

 

 

foto-corso-NMAY– Un Corso per il National Moviment of Afghan Youth sulle Dinamiche di Relazione emozionali e di Mindfulness.

 

 

 

 

radio-awa-sfumata-1024x768– Partecipato al Programma Radiofonico di Counseling Psicologico in Radio Awa creato da due mie studenti, Dando consigli e suggerimenti anche a un Mullah!

 

 

 

 

 

mangiare-a-cerchio-con-i-bambini-kabul-1024x574– Il supporto all’Orfanotrofio di Kabul “Window of Hope” di bambini orfani con problemi fisici e mentali. Supporto educativo il due anni, contribuendo a creare la scuole all’interno, inesistente prima del nostro arrivo.

 

 

 

 

 
– In Collaborazione con Alpistan NGO e La Protezione Civile di Trento, organizzato e gestito la parte pedagogica di un Corso con 4 Insegnanti sulle problematiche di Emergenza in Montagna, Valanghe e Metereologia per i Capi villaggio, Polizia e Protezione Civile  di due provincie afghane.

– In Collaborazione con il Ministero degli Affari Esteri italiano, la Cooperazione Italiana, ONG Italiana Ciai, ONG Afghana Aschiana, Il Ministero degli Affari sociali e disabilità Afghano, gli Studenti di Psicologia dell’Università di Herat, il Riformatorio di Herat e il Riformatorio di Kabul  ho tenuto:

–  6 Corsi a 120 persone tra Professionisti dipendenti del Ministero Afghano e dei Rifomatori, Professionisti di Ngo internazionali, Professori e Studenti Universitari sulla Riabilitazione Psicosociale dei ragazzi in conflitto con la legge.

Grazie
Alberto Pennella

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Missione Umanitaria in Zambia – I Ghetto Angels- (2016)

Cari Amici di Guna,

Maira ed io siamo in Zambia per attivare un piccolo progetto umanitario con la fervida speranza di riuscire a trovare modi per far si che al nostro ritorno, si possa lasciare un attività che funzioni.
Ci troviamo nel compound di Bauleni, alla periferia di Lusaka, un ghetto di 35 mila abitanti ammassati su una piccola lungua di terra. L’atmosfera nel compound è allegra, anche se sappiamo che le problematiche esistenti sono molte: dai tanti casi di HiV, tubercolosi, e nella stagione delle piogge di colera y malaria,della vita media qui è di 45 anni. la gente muore a volte per semplici malattie trascurate, non tanto per mancanza di trattamenti, più per mancanza di conoscenza su come attivarli e proseguirli. In occidente non muore più nessuno di HIV o di tubercolosi, e qui i trattamenti ci sono, solo che la mancanza di comprensione e di chiarezza su come svolgerli fanno il resto. L’informazione pura su ciò che sono queste malattie, su come prevenire il rischio del contagio e poi la vergogna che fa nascondere i malati, il timore del giudizio sociale, tutti quei meccanismi di difesa psicologica chr emergono, rallentano le possibilità di sviluppo.
Nel compound ci sono 80 chiese con diversi tipi di credo, spesso un sincetismo religioso tra credenze tribali e cattolicesimo moralistico. il non devi, il rigore morale che viene preteso.DSC_1780-1024x683
Forse per via dell’eccessivo lassismo e di un fatalismo che lascia la responsabilità della propria cura al fato nella popolazione e in qualche modo per alcuni meccanismi, viene alimentato quello che poi genera l’solamento nei malati, i giudizio, il timore di essere inadeguati, l’isolamento dell’essere infetti e contagiosi.
Aggiungiamo che l’acqua non è in tutte le case e che di giorno c’è la fila ai rubinetti pubblici di donne e bambine con secchi e cesti, la conseguenza è che le possibilità di un igiene accurata è limitato.
Anche l’elettricità non è in tutte le case e 4 ore al giorno viente tolta comunque, bloccando anche l’accesso all’acqua che è direttamente connessa.
Si cucina a carbonella e la sera aleggia su tutto il compound l’odore del fumo. molte delle fogne sono a cielo aperto e ai bordi del compound si ammassano tonnellate d’immondizia. spesso vengono bruciate e l’odore di plastica e dei prodotti chimici bruciati rende l’aria satura, insalubre. i fuochi servono anche ad allontanare i topi e gli altri animali beneficiari dei resti. non di rado si sentono bruciare gomme delle macchine.
Tutto ciò comunque non deprime la vitalità del compound, qui il brulicare della vita è fin dalle prime ore del mattino, c’è un sacco di gente che comunica e manifesta la sua voglia di esistere, di resistere.
Paradossalmente, a qualche chilometro dal compound ci sono le ville delle ambasciate e altre zone ricche della capitale. Ogni volta che ci spostiamo proviamo questa assurda diversità,che è intrisa nel nostro strano mondo, il pianeta terra… la ricchezza di conoscenza, materiale ed economica e la povertà con tutta la sua bellezza di vitalità.
dal canto nostro, le prime due settimane, siamo arrivati con l’entusiasmo di quelli che vogliono cambiare le cose, si è trasformato in frustrazione per tutti gli ostacoli connessi nel cercare di fare un operazione, anche se piccola, con la sua umile dignità.

Viviamo nel compound anche noi, in una Guest House della ONG In and out the ghetto, che con il ricavato finanzia i progetti sociali che porta avanti. sia occupano di un piccola asilo, di tutoring di studenti di vario livello, un gruppo musicale, un gruppo di teatro, un piccolo progetto di sport, un team di volontari che si attiva durante le emergenze e i Ghetto Angels.
Noi stiamo lavorando per quest’ultimo progetto, i Ghetto Angels. Si tratta di un gruppo di volontari che in collaborazione con la piccola clinica medica che esiste nel compound, va a aiutare a domicilio, le persone che non seguono più i trattamenti medici e che sono in stato di estrema difficoltà: disabilità fisiche senza sostegno, malati segregati nelle case, persone che dopo aver preso qualche trattamento si sentono meglio e che non si rendono conto che va continuato per vivere decentemente, in genere chi ha HIV. Un intervento Psicosociosanitario. Abbiamo attivato nei mesi precedenti la collaborazione dell’Università di Lusaka, il dipartimento di psicologia, dove da settimana scorsa ho iniziato a tenere un corso con 12 studenti e due professori, che seguirà con un tirocinio a Bauleni. L’idea è nutrire i Ghetto Angel affiancando degli psicologi agli operatori sociosanitari della NGO e ai volontari, che verranno ulteriormente formati da Maira, che è un Infermiera professionale e andare quindi a rinforzare le l’attività.
Nello stesso tempo Maira si sta occupando di creare un progetto strutturato con metodi di valutazione dell’efficenza degli interventi, per proporlo a dei donatori e fare chiarezza qui su come strutturare un intervento.
L’obiettivo è quello di attivare questa partnership tra l’Università di Lusaka, In and Out the Ghetto, la Clinica medica governativa del compound, la Ong Accesso in Italia che si occuperà di proporre il progetto a dei donatori e monitorare il proseguimento della attività a distanza e noi, facendo proseguire questa start up nel futuro, fino a diminuire sensibilmente i casi nel compound.

la strada è ancora lunga e tortuosa, l’Africa, sebbene tanto affascinante, ha al suo interno mille rivoli che ci fanno mantenere giù la testa e cercare di aggiungere un tassello per volta, per comporre questo puzzle bello nell’immagine e ruvido al tatto.

Grazie amici della Guna, per sostenere questa operazione, qui intanto molte persone sentiranno il beneficio dell’effetto delle azioni che in questi mesi attuaremo.

Un caro saluto
Alberto Pennella e Maira Rodriguez Hernandez